LO SGUARDO DEL CUCCIOLO

       L’Africa stupisce sempre per la molteplicità dei suoi scenari, per la vita che si esprime in tutti i suoi colori, per spettacoli che appaiono all’improvviso quando meno te lo aspetti. E quando l’immagine che si riesce a catturare risulta simile a quella inarrivabile che il nostro cervello e le nostre sensazioni producono nell’attimo stesso che succede l’istante, la stessa emozione provata allora si rimette in moto di nuovo.
        Novembre è periodo di nascite nelle mandrie di impala. I piccoli vengono al mondo in genere all’inizio dell’estate, tutti comunque in un intervallo temporale ben definito, e questa abbondanza di giovani nati facilita il raggiungimento dell’età adulta ad un numero sufficiente a garantire generazioni future.

        In questo periodo le piogge sono passate da poco ridando nuova linfa e vigore agli abitanti della savana, i pascoli sono verdi e ricchi di cibo per la moltitudine di erbivori che vi fanno affidamento e non a caso questa fase coincide con le nascite tra le antilopi più diffuse dell’Africa sub-sahariana. Accanto alle femmine muovono i primi passi su zampe esili ed insicure numerosi cuccioli, sotto lo sguardo attento e sempre all’erta del maschio capobranco.

        E in quest’angolo di savana che si tinge di arancione, lo sguardo dolce ed elegante di un cucciolo racchiude in sé tutta l’essenza di questa terra selvaggia, dove bellezza e fragilità si fondono nell’armonia della natura, dove cacciatore e preda si affrontano ogni giorno secondo regole immortali e ritmi antichi.
        La sensazione di intima intrusione nel mondo del piccolo è accentuata dalla scelta di un teleobiettivo spinto (500mm) che isola il soggetto facendolo emergere rispetto allo sfondo circostante e dalla posizione dell’osservatore, allo stesso livello degli occhi dell’animale. E, mi chiedo, quegli occhi da cerbiatto profondi e curiosi forse riescono persino a trasmettere serenità ed amore nel freddo cuore dell’uomo.

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