ZION, GIARDINO DEL SIGNORE

       15 kg di attrezzatura fotografica sono ancora più pesanti quando il sentiero su cui si cammina è il fiume, dentro il fiume, per di più controcorrente, con pareti verticali di arenaria su entrambi i lati e con passaggi profondi fino a 80cm. Letteralmente “immerso” nella natura ho compreso la forza degli elementi e la loro azione generatrice sul paesaggio.
     Zion National Park, in Utah, è un esempio straordinario di ambiente modellato dall’incessante lavoro dell’acqua, dal soffio del vento, dall’azione dei fiumi, che come scultori infaticabili hanno dato origine ad ambienti unici ed in costante mutamento.
Il corso d'acqua principale di questa zona, il Virgin River, ha scavato un solco profondo nella roccia sedimentaria dell'altopiano del Colorado, dando origine a vallate lambite da pareti a picco che rivelano come un libro aperto l'antica storia geologica del territorio.
Il nome Zion viene fatto risalire ad uno dei primi coloni mormoni che riteneva di aver trovato la Sion descritta dal profeta Isaia, luogo paradisiaco e “giardino del Signore”.
Tali nobili origini si addicono perfettamente a questo luogo. L'ambiente è molto vario: rocce multicolori dalle forme tondeggianti, bianchi picchi montuosi e vallate sottostanti attraversate da corsi d'acqua ed ornate da foreste di alberi del cotone e pini americani. Vi sono canyon tanto affascinanti quanto impervi dove l'acqua scorre in spazi strettissimi e tanti piccoli luoghi da scoprire dove la mano di Madre Natura ha scolpito opere di straordinaria bellezza che ricordano costantemente l'azione erosiva degli elementi.
      Un'attenta politica di gestione limita l'utilizzo delle automobili all'interno del parco per buona parte dell'anno, impedendo l'accesso nel Zion Canyon con mezzi propri da aprile ad ottobre e mettendo a disposizione un efficientissimo servizio navetta con fermate nei punti principali della valle. Perfino le strade sono state dipinte di asfalto color ocra per minimizzare l'impatto sull'ambiente e questo senso di rispetto lo si percepisce nei visitatori stessi. Insomma, ci si sente piacevolmente ospiti della natura e, ritengo, maggiormente responsabilizzati a preservarla, a dimostrazione che il buon esempio influenza fortemente i comportamenti umani.
      L'esplorazione di quest'ambiente inizia dal Virgin River, linfa vitale principale e colonna sonora costante delle escursioni di fondovalle. Il fiume ha scavato un canyon profondo 700-1000 mt nell'ambiente desertico, ed ogni forma di vita in Zion esiste grazie alle sue scarse acque che lentamente scorrono, trasformano la roccia, mutano il paesaggio. Tutto è in movimento, il paesaggio apparentemente immutabile ed invece in costante cambiamento.
Decido di esplorare il Virgin River risalendolo per alcune miglia verso nord fino all'interno dei Narrows, dove il fiume scorre tra due pareti verticali in alcuni punti distanti solamente una decina di metri.
Dal punto di vista fotografico le condizioni non sono affatto facili: forti contrasti tra la luce che entra dall'alto e l'ombra costante in fondo al canyon, difficoltà ogni qualvolta si voglia stabilizzare cavalletto e macchina fotografica nel letto del fiume stesso, con il rischio di mosso dato dalla corrente, ed avendo a che fare con tempi di scatto spesso di diversi secondi.
       I risultati possono essere però entusiasmanti come il trekking stesso. La luce è estremamente mutevole, in particolare la luce riflessa che rimbalza tra le pareti di arenaria assume tonalità dorate che mettono in risalto la tessitura della roccia. Lunghe esposizioni esaltano il movimento dell'acqua che forma cascatelle ed avvolge le rocce. L'uso del polarizzatore aiuta sia a diminuire i riflessi che ad allungare ancor più l'esposizione ed ottenere così “effetti seta” di movimento dell'acqua.
      Zion è un luogo da vivere sentendone i suoni, respirandone l'aria, scoprendone le gemme incastonate in un mosaico multicolore.
Una di queste perle è Subway. Il flusso dell'acqua ha disegnato un tunnel di roccia dalla forma cilindrica costellato da piccole pozze naturali su rosso substrato basaltico. La luce s'infiltra e si riflette sulle pareti rotonde, l'acqua scorre dolcemente come le emozioni che il luogo suscita, ed il mezzo fotografico diventa la loro naturale estensione.
      Una volta scelta l'inquadratura posiziono il cavalletto e la macchina fotografica. Per ridurre ogni possibilità di mosso ed ottenere immagini di massima nitidezza scelgo di utilizzare cavo di scatto e sollevamento dello specchio. Per 5-10 secondi il fiume scorre lentamente e le foglie autunnali ruotano nelle pozze trasportate dalla corrente, componendo l'immagine.
     Uno dei periodi più entusiasmanti per visitare il parco è durante l'esplosione di colori dell'autunno, in genere tra fine ottobre ed inizio novembre, quando le sponde dei fiumi brillano di giallo ed arancione e le opportunità fotografiche si moltiplicano.
Prima le betulle del plateau e successivamente gli alberi del cotone del canyon, l'intensità raggiunge il picco a seconda delle condizioni atmosferiche, in particolare temperatura ed umidità.
      Un viaggio a Zion non può essere completo senza l'esplorazione del plateau, l'altopiano su cui si stagliano le bianche cime montuose che come sentinelle sorvegliano dall'alto le vallate sottostanti. Il paesaggio è assolutamente spettacolare, le formazioni rocciose presentano forme incredibilmente arrotondate che sfidano l'immaginazione, con tonalità che variano dal bianco, al rosa, al rosso. Il terreno è molto vario, in alcuni punti l'arenaria è solcata da linee parallele levigate dagli elementi, in altri è contorta, rivoltata e schiacciata. Ovunque si rivolga lo sguardo appare chiara la forza dell'erosione.
      Lasciando il parco, la sensazione che porto dentro è di forte sintonia con l'ambiente, un caleidoscopio di colori che rimbalzano nella mente e accompagnano piacevolmente il viaggio di ritorno. Saluto lo Zion Lodge, perfetto campo-base nel cuore dello Zion Canyon, e mi riprometto che questo sarà un arrivederci e non un addio.

 

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